Ed eccoci qui, svegliati oggi dalla notizia che Vasco Rossi ha fatto chiudere Nonciclopedia.
Cominciamo a chiarire una cosa: come ha anche spiegato il legale di Vasco, non era questo l’intento. L’intento era quello di eliminare la pagina di Vasco sul noto sito satirico.
Dov’è il problema? Il problema è solo che Vasco, come molti altri, non ha ancora capito che non viviamo nel mondo degli anni ’90. Ormai siamo nel 2011 e nel 2011 alcune cose hanno conseguenze differenti di quello che si potrebbe credere. Se denunciare un giornalista 20 anni fa portava a un processo verso la persona con conseguente risarcimento della parte lesa, denunciare oggi un sito rischia di portare alla distruzione del sito senza nessun risarcimento alla parte lesa.
Io premetto che non ho scritto ne mai letto quella pagina, quindi non ho idea di cosa ci fosse scritto, ne mi interessa. Il discorso che voglio fare è sulla mancata lungimiranza dell’azione non sulle cause dell’azione stessa. Il problema è ormai noto: il “popolo di internet” sta acquisendo sempre più “adepti” e si gestisce come una massa. Gli studi sulle masse hanno quasi un secolo e sono anche stati fatti da personaggi famosi quali Ferdinand Tonnies (con “Comunità e Società” del 1887), Gustave Le Bon (con il trattato “La Folla: Studio della mentalità popolare” del 1895), Robert Ezra Park (con “La folla e il pubblico” del 1904), Edward A. Ross e William McDougall (che entrambi pubblicarono un libro chiamato “Psicologia Sociale” entrambi nel 1908), fino ad arrivare al celeberrimo Sigmund Freud che nel 1921 pubblica “Psicologia delle masse ed analisi dell’Io”. Per ragioni ovvie, ho pubblicato solo i primi e i più famosi autori che si sono espressi sulla materia, anche perché mi servirebbe un libro intero per citarli tutti. Il funzionamento delle masse viene visto in vario modo dai vari autori. Alcuni dividono le masse in più tipi, altri in meno, alcuni accettano alcuni tipi di gruppi come masse, altri no; ma tutti loro – se fossero in vita oggi – concorderebbero che le community internet sono a tutti gli effetti delle masse.
Quando ci si schiera contro una massa, lo si fa contro l’intera massa, non solo contro un singolo individuo. Addirittura, potremmo dire, ci si schiera contro la massa nella sua interezza dove, con questa definizione, intendiamo anche quelle masse che sembrano essere scollegate dalla massa attaccata mentre nella realtà sono collegate. Molte community su internet, in realtà, sono la stessa community; sono le tante sfaccettature che un diamante mostra. Moltissimi membri di una community sono anche membri di altri, e dichiarare guerra a una, rischia di diventare una dichiarazione di guerra verso tutte. Questo è già stato dimostrato precedentemente in molte occasioni, tra cui la notissima “Operazione PayBack” in cui Anonymouse ha attaccato vari siti istituzionali che avevano danneggiato WikiLeaks.
Questo dovrebbe insegnare una semplice cosa a tutti coloro che pensano di fare una causa a un qualsiasi sito web: pensate a tutte le possibili conseguenze della vostra azione.
A questo, a parer mio, si aggiunge una importante considerazione che spesso viene ignorata, come Sony ha dimostrato. Vorrei proprio usare il caso di Sony perché penso che risulti chiaro a tutti. In Aprile, un noto hacker chiamato GeoHack, ha trovato un modo per far girare i giochi pirati sulla Play Station 3 (successivamente PS3). La soluzione trovata non era semplicissima ma dimostrava una cosa: la PS3 non era inviolabile. Sony decise perciò di far causa a GeoHack, con la conseguenza che il nascente gruppo di (in)sicurezza informatica LulzSec ha deciso di attaccare Sony. Pochi giorni dopo, il Play Station Network (successivamente PSN) è collassato e gli hacker sono riusciti a prendere i dati personali e finanziari (i numeri di carte di credito) di tutti gli utenti del servizio. I successivi 40 giorni sono stati un bagno di sangue, nei quali tutti i servizi online di Sony hanno avuto problemi e vacillato, continuando a “perdere” dati che gli hacker raccoglievano e distribuivano. Il mio secondo punto è: valeva davvero la pena? Valeva davvero la pena di essere oggetto di hacking per oltre un mese, avere milioni di euro di danni, un danno di immagine e una (conseguente) pubblicizzazione dell’hack al posto di lasciar correre? La stessa domanda di potrebbe porre nella seguente forma a Vasco: Valeva davvero la pena di diventare Tweeter Trend (col tag #VascoMerda) al posto di lasciar correre una pagina che sarebbe stata letta da pochissime persone e sicuramente in modo satirico?
Io penso che se si pensasse a questi aspetti prima di agire contro singoli individui o community su internet si potrebbero evitare un sacco di decisioni che poi si dimostrano contrarie all’obbiettivo iniziale.
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